Quando la tecnologia promette sicurezza e arriva una strage, la notizia non è l’orrore: è la falla che lo ha reso possibile.
È una delle peggiori tragedie ferroviarie in Spagna degli ultimi anni: due treni ad alta velocità si sono scontrati nei pressi di Adamuz, nella provincia di Córdoba, la sera di domenica 18 gennaio. Il bilancio provvisorio parlava di almeno 24 vittime; alcune fonti istituzionali spagnole aggiornano a 39 i morti. I feriti sono decine: le autorità regionali hanno indicato circa 75 ricoverati, con almeno 15 in condizioni gravi. Tra loro anche minorenni.
L’incidente ha un punto che lo rende ancora più inquietante: non è avvenuto in un tratto “critico” o in un’area di cantiere, ma su una linea descritta come rettilinea e recentemente rinnovata. Il ministro dei Trasporti Óscar Puente lo ha definito “tremendamente strano”. E questa definizione, in un Paese con una rete AV tra le più avanzate d’Europa, non è un’aggettivazione: è un segnale politico e tecnico che anticipa un’inchiesta lunga e ad alta tensione.
