Conte: “Meloni subalterna a Trump”. E rilancia la domanda che fa male: “Quando punterà alla Groenlandia, che farà l’Italia?”

0
137

Le alleanze servono. La sudditanza costa. E di solito la fattura arriva ai cittadini.

“Sono sorpreso che Giorgia Meloni abbia dichiarato legittima l’opzione militare usata da Donald Trump in Venezuela, un precedente gravissimo. Cosa farà Meloni quando gli Usa dirigeranno le loro attenzioni sulla Groenlandia, che appartiene alla Danimarca, uno Stato europeo?”: così Giuseppe Conte (M5S) a Rete 4. È una frase politica, certo. Ma fotografa un nervo reale: la linea italiana sul mondo sembra oscillare tra prudenza e allineamento a seconda di chi parla da Washington.

Che cosa contesta Conte: il “precedente” prima ancora del Venezuela

Conte non difende Maduro (che l’opposizione italiana ha sempre criticato). Il bersaglio è un altro: l’idea che si possa considerare “legittima” un’azione militare esterna come strumento accettabile di gestione politica. Per Conte questo apre un precedente che rende tutti più esposti: oggi Caracas, domani qualsiasi capitale “scomoda” o strategica. Il punto è: se la regola diventa “si fa perché si può”, allora la sovranità non è più un principio, è un permesso revocabile.

La nota di Palazzo Chigi: “non è la strada”, ma “difesa legittima”

La miccia, infatti, nasce dalle parole del governo: secondo la nota di Palazzo Chigi, l’intervento militare esterno “non è la strada” per liberare i regimi, però “di fronte ad attacchi ibridi” (come quelli di chi favorisce il narcotraffico) sarebbe “legittimo” difendersi. È una formula che tenta di stare in equilibrio su una fune: dire “no” al principio, ma “sì” all’eccezione. E quando la politica estera si regge sulle eccezioni, la domanda diventa inevitabile: chi decide cos’è un “attacco ibrido” e chi certifica la proporzione della risposta?

Perché spunta la Groenlandia: Trump l’ha rimessa nel mirino

Conte tira in mezzo la Groenlandia perché nel frattempo Trump ha rilanciato apertamente l’idea che gli Usa ne abbiano bisogno “assolutamente” per la difesa, scatenando una reazione durissima della premier danese e del primo ministro groenlandese. Qui il tema non è “fantapolitica”: è che un alleato NATO sta dicendo a un altro alleato NATO che non ha alcun diritto di “prendere” un territorio. Se il governo italiano considera “legittimo” un intervento in Venezuela per una cornice di sicurezza, cosa direbbe se la sicurezza venisse invocata anche in Artico contro un Paese europeo?

Opposizioni all’attacco, maggioranza in ordine sparso

Conte non è solo. Anche nel Partito Democratico si parla di scelta “grave” e di rischio di legittimare violazioni del diritto internazionale, ricordando che l’Italia “ripudia la guerra” secondo la Costituzione. E nella stessa maggioranza emergono sfumature: Salvini, ad esempio, ha detto “nessuna nostalgia” di Maduro ma ha invocato la diplomazia e ha citato il richiamo del Papa a sovranità e diritti. Tradotto: quando la linea è davvero granitica, non servono tre versioni in 48 ore.

Il punto citizen-first: alleati sì, ma con la schiena dritta

Qui entra la nostra linea super partes: zero tifo, zero propaganda, nessuno sconto a Maduro e nessuna idolatria del “metodo forte”. Ma super partes non vuol dire farsi trascinare dalla corrente del più potente. La politica estera non è una gara a chi è più “amico” di qualcuno: è tutela degli interessi e dei principi dei cittadini. E un cittadino ha il diritto di sapere se la posizione italiana è: regole e multilateralismo, oppure “quando conviene va bene anche l’eccezione”.

Tradotto: cosa cambia per i cittadini italiani

Se l’Italia normalizza la categoria dell’azione militare “legittima” fuori confine in nome della sicurezza, domani sarà più difficile opporsi a operazioni simili quando toccheranno aree vicine a noi o interessi europei. E la conseguenza non è astratta: più instabilità significa più rischio su energia, prezzi, migrazioni, sicurezza e tenuta delle alleanze. Chi paga? Di solito non i leader che fanno dichiarazioni: pagano famiglie e imprese.

Cosa sappiamo

Che Giuseppe Conte ha accusato Meloni di subalternità a Trump e ha chiesto cosa farà l’Italia se gli Usa “punteranno” alla Groenlandia; e che la nota di Palazzo Chigi ha definito “non la strada” l’intervento esterno, ma “legittima” la difesa contro attacchi ibridi legati al narcotraffico.

Cosa non sappiamo

Non sappiamo quale sarà la linea italiana se la crisi venezuelana si allargherà o se il dossier Groenlandia diventerà uno scontro diplomatico strutturale tra USA e Danimarca. E non sappiamo se il governo porterà la discussione in Parlamento con una posizione chiara, unica e verificabile.

Cosa aspettarci

Una settimana di dichiarazioni e contro-dichiarazioni, con l’opposizione pronta a incalzare sulla sovranità e la maggioranza a cercare una formula che non scontenti nessuno. La prova vera, però, non sarà un talk show: sarà la capacità dell’Italia di stare nelle alleanze senza perdere la voce. Perché un Paese serio non “pende”: decide.