Mercosur e asset russi: l’Europa al bivio tra commercio, guerra e rischio condiviso

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«Quando l’Europa decide davvero, non è mai solo una firma: è capire chi paga il prezzo e chi si prende la responsabilità

A Bruxelles il Consiglio europeo si apre con due dossier che, messi insieme, raccontano la stessa domanda: quanto è davvero unita l’Europa quando deve scegliere tra interessi economici, sicurezza e regole? Sul tavolo ci sono l’accordo commerciale Ue-Mercosur e la decisione sugli asset russi congelati da usare per sostenere finanziariamente l’Ucraina.

Che cos’è il Mercosur e perché l’accordo è così controverso

Il Mercosur è il blocco sudamericano guidato da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay (con altri Paesi collegati in varie forme). L’accordo con l’Unione europea è uno dei più grandi trattati commerciali mai negoziati: in sostanza, riduzioni di dazi e regole comuni per facilitare scambi tra due aree economiche enormi. È un dossier lungo decenni, tornato ora al punto decisivo: firmare o rinviare ancora.

Il problema è che, quando un trattato arriva al traguardo, le paure diventano concrete. In Europa le tensioni si concentrano sull’agricoltura: molti temono che l’aumento di importazioni (carni, cereali e altri prodotti) possa mettere sotto pressione filiere già fragili, soprattutto in Paesi dove gli agricoltori sono in mobilitazione.

Macron frena: “così com’è, non si può firmare”

Il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito che la Francia non è pronta a firmare l’accordo in queste condizioni. Il punto, nella linea di Parigi, è la reciprocità e la necessità di controlli e standard più stringenti, con l’obiettivo dichiarato di proteggere produttori europei e settore agroalimentare.

Non è solo una posizione “politica”: in Francia la questione agricola resta altamente sensibile. E in un trattato commerciale, quando un grande Paese decide di mettersi di traverso, la trattativa si trasforma in una partita di pesi e contrappesi tra capitali europee.

Lula alza la posta: “o si firma ora, o salta tutto”

Dall’altra parte dell’Atlantico, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha scelto la linea dell’ultimatum: il messaggio è chiaro — se non si chiude adesso, il rischio è che l’accordo venga abbandonato o rimandato a tempo indefinito. È anche una questione di credibilità: dopo anni di negoziati, il Mercosur legge eventuali nuove condizioni europee come protezionismo dell’ultima ora.

L’Italia tentenna e sposta l’ago della bilancia

Nel mezzo c’è anche l’Italia: Roma non chiude la porta, ma considera prematuro firmare senza garanzie e correttivi a tutela del comparto agricolo. Questo dettaglio conta perché, se più Paesi chiedono modifiche o rinvii, diventa più facile costruire un blocco capace di rallentare o stoppare il via libera.

L’altro dossier: gli asset russi congelati e il “rischio condiviso”

Parallelamente, i leader discutono l’uso degli asset russi congelati (o dei proventi legati a quei fondi) per sostenere Kiev. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, insiste su un punto: se l’Europa userà strumenti come prestiti garantiti, il rischio deve essere condiviso da tutti.

Il riferimento è anche alla posizione particolare del Belgio, dove sono custoditi grandi volumi di asset: Bruxelles teme di restare più esposta di altri sul piano legale e finanziario se scattano contenziosi o ritorsioni. Da qui la richiesta di un meccanismo davvero europeo, non “scaricato” su un singolo Stato membro.

Dall’Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso forti dubbi giuridici sull’uso dei fondi: la sintesi è che l’Europa vuole sostenere l’Ucraina, ma senza aprire un precedente capace di creare problemi in futuro sul diritto internazionale e sulla stabilità dei mercati.

Perché le due partite sono collegate (anche se sembrano diverse)

Mercosur e asset russi sono temi diversi, ma rivelano la stessa difficoltà: l’Unione europea funziona bene quando deve dichiarare principi comuni; fatica di più quando deve distribuire costi (politici, economici o legali) in modo condiviso.

Sul Mercosur, la frattura è tra chi vede un vantaggio strategico e industriale e chi teme un impatto duro sull’agricoltura europea. Sugli asset russi congelati, la frattura è tra chi spinge per una soluzione rapida per finanziare Kiev e chi teme cause, ritorsioni e ricadute sul piano giuridico e finanziario.

In parole semplici: cosa può succedere adesso

Nei prossimi passaggi, l’Europa ha davanti tre strade sul Mercosur: firma con garanzie aggiuntive, rinvio per rinegoziare, oppure stallo se il blocco contrario regge. Sul fronte asset russi, la scelta è tra un meccanismo europeo che ripartisca il rischio o un rinvio, se il consenso politico e le coperture legali non bastano.

Nel frattempo resta il paradosso europeo: si discute di autonomia strategica, ma ogni decisione vera chiede unità. E l’unità — quando tocca interessi concreti e responsabilità condivise — diventa la risorsa più rara.