Monthly Archives: Aprile 2019

SALVINI PUBBLICA LA FOTO DEL KILLER DEL CARABINIERE: “RIMARRÀ IN GALERA A VITA”

Io sono contro la pena di morte, ma un infame che ammazza un uomo, un Carabiniere, che sta facendo il suo lavoro, non merita di uscire di galera fino alla fine dei suoi giorni”. Queste le parole, di Matteo Salvini dopo quello che è  accaduto ieri mattina nella piazza principale di Cagnano Varano, un paese nella provincia di Foggia, è il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini.

Il ministro dell’Interno, ha pubblicato una fotografia dell’uomo che è stato arrestato per aver ucciso Vincenzo Di Gennaro. Si tratta di un pregiudicato di sessantasette anni che nella foto pubblicata da Salvini su Facebook viene bloccato da altri carabinieri. “Colpito a morte durante il servizio in provincia di Foggia. Una preghiera per Vincenzo, un abbraccio commosso alla sua famiglia, ai suoi colleghi e all’intera Arma dei Carabinieri. Il mio impegno perché l’assassino non esca più di galera e perché le Forze dell’Ordine lavorino sempre più sicure, protette e rispettate”, aveva sempre ieri Salvini.


È MORTO SUL COLPO: LA RAGAZZA LOTTA TRA LA VITA E LA MORTE. SPAVENTOSO INCIDENTE NELLA NOTTE

Un altro terribile incidente stradale e un giovane che non c’è più. La tragedia sulla strada è avvenuta in via Vicenza, a Padova, intorno all’1,30 della notte tra venerdì 12 e sabato 13: ha perso la vita un ragazzo di 24 anni. La vittima dell’incidente è  Alexandru Marius Chiriac era di origine romena ma residente nel comune di Selvazzano. Il 24enne era in sella alla sua moto, una Honda 125, con la fidanzata Eugenia che si è scontrata con una Toyota Yaris. L’impatto è stato violentissimo e il ragazzo è morto il colpo.

Per lui ogni soccorso purtroppo si è rivelato inutile rivelati inutile. Gravemente ferita, invece, la ragazza, Eugenia Jenny Toporau. Ventidue anni di Fontaniva, scrive Il Mattino Padova, la ragazza lotta tra la vita e la morte nell’ospedale padovano in cui è stata subito ricoverata dopo lo schianto.


LA FAMOSA ATTRICE STUPRATA E RIMASTA INCINTA: LA CONFESSIONE SCHOCK

Giovedì 11 aprile, l’attrice Ashley Judd ha partecipato alla conferenza ‘Women in the World’ che si è tenuta a New York. La Georgia sostiene la legge anti-aborto secondo la quale è illegale procedere all’interruzione di gravidanza non appena si può rilevare il battito cardiaco del feto. Dunque, il tempo entro il quale una donna può scegliere se tenere o meno il bebè, si riduce da 20 a 6 settimane. Ashley Judd ha manifestato il suo dissenso sottolineando quanto sia importante per una donna poter decidere cosa fare con il suo corpo.

L’attrice non ha mai celato il suo doloroso passato ed è stata tra le prime a far sentire la sua voce nel caso Harvey Weinstein, dichiarando di essere stata vittima di violenza per ben tre volte. Dunque Ashley afferma di conoscere bene, il trauma fisico ed emotivo che un evento del genere può causare in una donna: “Mi piacerebbe parlare della mia esperienza personale con l’aborto perché, come tutti sapete, sono sopravvissuta a tre stupri”. In uno di quei casi, rimase incinta.

Ashley Judd ha spiegato che la possibilità di abortire è stata per lei fondamentale per non vedersi costretta a crescere il bambino insieme all’uomo che l’ha stuprata. Ritiene che ogni donna debba avere il diritto di scegliere cosa fare con il proprio corpo, perché ci sono situazioni troppo dolorose da poter incasellare in una legge:

“Una di quelle volte in cui sono stata stuprata sono rimasta incinta e sono grata di aver potuto avere accesso a un aborto legale e sicuro. Lo stupratore, che è del Kentucky come me e risiede nel Tennessee, avrebbe avuto il diritto di paternità in Kentucky e in Tennessee. Quindi, con le leggi di quegli Stati, avrei dovuto fare da genitore al bambino insieme al mio stupratore. Avere accesso all’aborto è stato importante per me. La democrazia inizia dalla propria pelle. Non si dovrebbero imporre delle leggi su ciò che scegliamo di fare con il nostro corpo”.


PAMELA PRATI COLPITA DA UN MALORE: LE SUE CONDIZIONI

Continua a fare parlare il matrimonio di Pamela Prati: la showgirl è infatti stata colta da un malore improvviso a causa dello stress per tutte le voci sul suo futuro marito. La Prati è da mesi in tutti i canali tv per parlare della prossima cerimonia e della nuova famiglia che formerà con Marco ‘Mark’ Caltagirone. Il futuro marito però sta facendo molto parlare di se, al punto che alcun sostengono che sarebbe già sposato.

A dare la notizia del mancamento è il Corriere della sera, che fortunatamente scrive che non è stato nulla di particolarmente grave. La showgirl è molto scossa e arrabbiata per tutto il caos mediatico che si è scatenato relativamente al problema delle sue nozze. L’esclusiva delle sue nozze, sarà trasmessa su Verissimo. 


PENSANO SIA INFLUENZA MA È LA SESTA MALATTIA: MORTO BIMBO DI DUE ANNI

Tragedia al policlinico di Bari dove un bambino di soli 2 anni è morto in seguito a complicazioni dovute alla sesta malattia. Il piccolo, residente con la famiglia a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, è deceduto lo scorso venerdì 12 aprile nel reparto di Rianimazione, dove era arrivato qualche giorno prima a causa di febbre e malessere. Nove giorni fa si erano manifestati i primi sintomi, qualche linea di febbre, che è stata regolarmente curata con gli antibiotici prescritti dal pediatra pensando si trattasse di una comune influenza, ma nonostante ciò le sue condizioni sono peggiorate fino al decesso, sopraggiunto dopo una corsa tra gli ospedali di Martina Franca e Bari, dove è arrivato nella serata di giovedì, dove i medici hanno fatto di tutto per salvarlo senza però riuscirci.

La terribile notizia è arrivata in città proprio nel corso della veglia di preghiera organizzata nella chiesa di San Rocco, dove molte persone si erano riunite per pregare affinché il bambino superasse la crisi. Il bimbo era stato anche sottoposto ad piccolo intervento neurochirurgico per una ipertensione endocranica, conseguenza di una encefalite. I controlli di laboratorio hanno poi escluso che si sia trattato di una forma di virus influenzale, così come hanno escluso la presenza di altri virus.

Ulteriori analisi hanno invece confermato che la causa della morte del piccolo era la sesta malattia, una patologia esantematica, molto simile al morbillo o alla varicella, appartenente alla famiglia dei virus dell’herpes. Si tratta di una malattia molto comune tra i bambini, soprattutto di età compresa tra i 6 mesi e i due anni, nota anche come “febbre dei tre giorni”, perché è caratterizzata da febbre alta e dalla comparsa di macchie di colorito rosa sul corpo. La trasmissione del virus avviene attraverso naso e bocca, ma raramente diventa mortale. Soltanto in pochissimi casi produce complicanze fino a provocare encefalite e quindi provocare complicazioni tali da portare al decesso del paziente.


SPARATORIA IN ITALIA: UCCISO UN CARABINIERE

Dramma nel foggiano, precisamente a Cagnano Varano, dove intorno alle 10 di sabato 13 aprile, due carabinieri che si trovavano in servizio nella piazza principale del paese sono stati raggiunti da una raffica di proiettili. Uno di loro, un maresciallo, è purtroppo morto poco fa. Secondo una prima ricostruzione il militare  era in auto al momento dell’agguato.

Sul posto sono giunti immediatamente i loro colleghi e una ambulanza del 118, i cui sanitari hanno stabilizzato il ferito e provveduto a trasportarlo in ospedale, dove è deceduto poco dopo. Secondo alcune indiscrezioni, anche l’uomo che ha aperto il fuoco sarebbe rimasto ferito prima di fuggire. Al via le indagini per ricostruire la dinamica dell’accaduto ed è stata aperta la caccia agli uomini in tutta la zona del Gargano.


SILVIA ROMANO È VIVA: LA BELLISSIMA NOTIZIA POCO FA

“Siamo sicuri che Silvia Romano è viva, tutti i nostri sforzi sono concentrati nelle ricerche”. Questo è quanto hanno assicurato gli investigatori kenyani ai carabinieri del Ros in un incontro tenutosi due giorni fa a Nairobi per discutere del caso della volontaria 23enne di origine milanese, scomparsa il 20 novembre 2018 nel villaggio di Chakama, a 80 chilometri da Malindi, dove era impegnata in un programma di aiuti per la onlus marchigiana Africa Milele. Agli inquirenti italiani quelli africani hanno anche consegnato il fascicolo con gli atti raccolti sino ad ora, compresi i verbali dei due sequestratori arrestati pochi giorni dopo il prelevamento della ragazza. Come riporta il Corriere della Sera dopo quasi 5 mesi di attesa potrebbe essere vicina la svolta per il ritrovamento di Silvia, a cui ora forze locali e italiane collaborano assiduamente dopo un periodo di stallo che aveva fatto pensare al peggio.

Soltanto due settimane fa, infatti, il comandante del Ros Pasquale Angelosanto aveva inviato una lettera chiedendo di poter inviare un nucleo speciale per collaborare alle indagini, ma non aveva ottenuto risposta dal governo kenyano. In seguito all’intervento del pubblico ministero Sergio Colaiocco che ha chiesto una rogatoria internazionale, la situazione si è sbloccata e i militari italiani sono potuti volare a Nairobi, dove hanno visionato il materiale raccolto finora sul caso, tra cui le dichiarazioni rilasciate da due uomini arrestati, che agli inquirenti italiani hanno rivelato dettagli che potrebbero risultare fondamentali per la risoluzione della vicenda.

Secondo quanto dichiarato dai due fermati la 23enne italiana, due settimane dopo il rapimento, sarebbe stata ceduta ad una nuova banda di criminali. Per cui potrebbe quasi sicuramente essere ancora in Kenya e non in Somalia, con gli integralisti islamici di Al Shaabab, come si pensava in un primo momento.  Attualmente si sa che l’ultimo contatto con chi l’aveva presa risale allo scorso 21 gennaio, nonostante soffiate sono arrivate dalle tribù che si trovano lungo il fiume Tana e nella grande foresta di Boni, dove sarebbe stata vista fuggire.