Monthly Archives: Gennaio 2019

PARALIZZATA DOPO AVER ACCAREZZATO UN GATTO: “ NON SMETTERÒ DI AMARLI”

Gemma Birch, 24 anni, di Southport, è rimasta paralizzata dai fianchi in giù dopo aver contratto un’infezione batterica da un gatto randagio nel Merseyside. La ragazza ha trovato quel randagio – poi chiamato Catarina – durante una vacanza nel villaggio turistico di Albufeira, in Portogallo, nel 2014. Nell’ultimo giorno del soggiorno, si è accorta che c’era qualcosa che non andava: vomito continuo e svenimenti durante il volo di ritorno. Dopo l’atterraggio, è stata portata di corsa all’ospedale di Southport, dove i medici hanno scoperto che le sue feci contenevano il batterio campylobacterI (solitamente si trovano anche nel pollo crudo e possono potenzialmente essere fatali).

Il gatto aveva un’infezione potenzialmente mortale che alla fine l’ha lasciata su una sedia a rotelle per diversi mesi. Gemma è stata dimessa dall’ospedale una settimana dopo, per poi essere nuovamente ricoverata quando una notte ha cominciato ad avvertire intorpidimento alle gambe. Da nuovi esami effettuati i medici le hanno diagnosticato la sindrome di Guillain-Barré, chiamata a volte paralisi di Landry, che si manifesta con paralisi progressiva agli arti. 

La giovane è stata costretta ad un anno e mezzo in un centro di riabilitazione. “Ho dovuto affidarmi alle infermiere per andare in bagno e lavarmi, ho perso il controllo del mio intestino e della vescica e non potevo usare le braccia o le mani perché erano così deboli”. Nonostante il suo calvario la ragazza in riferimento ai gatti ha assicurato: “non smetterò di amarli”. Gemma ha raccontato la sua storia ai tabloid inglesi per far sì “che le persone possano apprezzare la vita e la salute. Spero che la mia storia ispiri la gente ad apprezzare tutto ciò che hanno,” conclude.

SALVINI RISCHIA DA 3 A 15 ANNI DI CARCERE: LE GRAVI ACCUSE

Il Tribunale dei ministri ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il reato di sequestro di persona. Per i giudici esistono infatti le condizioni per procedere contro il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, accusato di aver trattenuto a bordo della nave della Guardia Costiera Diciotti 177 migranti salvati a 17 miglia da Lampedusa. Aveva invece chiesto di archiviare la posizione del ministro la procura di Catania.

 Immediato il commento del diretto interessato, con una diretta Facebook pubblicata sui suoi canali social: “Ci riprovano. Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia. Non ho parole. Paura? Zero. Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani. Io non mollo.

Il caso Diciotti è stato trattato a lungo dai giornali nelle ultime settimane di agosto. Il 14 agosto un barcone con a bordo 190 persone era stato tratto in salvo da due motovedette della Guardia Costiera, che avevano poi trasbordato i migranti a bordo della Diciotti, una nave militare in forza alla Guardia Costiera Italiana. Dopo 13 evacuazioni mediche urgenti (con il trasferimento a Lampedusa), per i 177 migranti a bordo era cominciata una vera e propria odissea, con la Diciotti che si dirigeva a Catania, senza però ottenere dal ministero dell’Interno l’indicazione di un place of safety in cui sbarcare. La situazione si era poi risolta solo dopo un lungo braccio di ferro politico e la mobilitazione anche di decine di parlamentari dell’opposizione.

Poi l’intervento della magistratura, che aveva contestato al ministro dell’Interno la responsabilità di aver tenuto a bordo senza motivo i migranti salvati da una nave militare italiana. Il fascicolo, aperto dal procuratore di Agrigento, era passato da Catania a Palermo, poi ancora alla procura etnea, con il procuratore Zuccaro che aveva parlato di “scelta politica non sindacabile dal giudice penale”, chiedendo l’archiviazione del procedimento.

PAURA PER PAPA FRANCESCO: LA NOTIZIA È DI POCO FA

La crisi che sta attraversando il Venezuela, nel caos dopo che Juan Guaido, esponente dell’opposizione, si è autoproclamato “presidente” ad interim sfidando Nicolas Maduro, irrompe anche a Panama, dove è giunto il Papa per la Giornata mondiale della gioventù. Mentre il corteo delle auto del Pontefice percorreva la strada dall’aeroporto alla capitale, un uomo, sventolando una bandiera venezuelana, è corso in mezzo alla strada costringendo l’autista di papà Francesco a compiere una improvvisa sterzata per evitarlo.

 

Il Papa, che ha sempre evitato di criticare Nicolas Maduro, ora assiste a breve distanza allo scontro tra Guaido e il presidente in carica che denuncia un “colpo di Stato” sostenuto, tra gli altri, dai presidenti di Stati Uniti, Brasile e Argentina, non esattamente “amici” del primo Pontefice latino- americano. Prevedibilmente papà Francesco si esprimerà sulla crisi venezuelana, anche perché alla Gmg panamense sono accorsi numerosi ragazzi dal Venezuela.

VENDUTA DA NEONATA PER 500 MILA LIRE: MARIA ORA CERCA LA MAMMA. “AIUTATEMI”

“A volte dico di essere stata venduta e comprata come un chilo di mele. Provo a scherzarci su ma dentro di me provo molto schifo”. La 40enne Maria Angela è un’imprenditrice agricola che non ha mai conosciuto i suoi genitori. La mamma ha nascosto la gravidanza a tutti e ha partorito a casa di un’ostetrica. Appena venuta al mondo, la bimba è stata venduta dalla levatrice ai genitori adottivi per 500mila lire. E la donna, per il suo silenzio, ne ha incassati altrettanti dai nonni naturali.

 Adesso Maria Angela ha deciso di rivelare la sua storia a Fanpage.it per cercare di scoprire la verità sul suo passato. “Sono nata il 5 Agosto del 1978 a Catania ma non sono sicura della data. Nel mio atto di nascita – racconta – c’è il nome di mio padre adottivo, mentre al posto di quello di mia madre ci sono solo dei puntini”.

“Quando ho compiuto 18 anni – continua l’imprenditrice – i miei zii adottivi e alcuni amici di famiglia mi raccontarono tutt’altra storia: mia madre naturale era una ragazzina, forse minorenne, ed era rimasta incinta dopo aver frequentato un militare dell’aeronautica. Appena lui venne a saperlo, fece perdere le sue tracce”. Bisogna considerare che i fatti sono accaduti 40 anni fa in un piccolo paese siciliano. 

“Mia mamma decise di portare avanti lo stesso la gravidanza e di tenerla nascosta a tutti”, spiega Maria Angela. La donna, d’accordo con i suoi genitori, per evitare le malelingue del paese andò a vivere a casa di un’ostetrica. “Subito dopo la mia nascita, passai nelle mani dei miei genitori adottivi, dopo il pagamento di 500mila lire alla levatrice. Ma la cosa squallida è che questa donna si fece pagare per il suo silenzio la stessa somma anche dai miei nonni naturali”. L’ostetrica, quindi, si intascò 1 milione delle vecchie lire sulla pelle di una neonata. “In tutti questi anni – dice Maria Angela – ho provato a cercarla ma sono riuscita solo a scoprire che è morta”

Scoprire di essere stata data in adozione in questo modo, sconvolge Maria Angela. “Dopo aver saputo la verità – prosegue – ho iniziato a cercare in casa qualche documento, un indizio che potesse permettermi di risalire all’identità di mia madre naturale. Purtroppo non c’era nulla”. Alla morte dei genitori adottivi, l’imprenditrice riprende la sua ricerca. “Sono stata all’ufficio anagrafe dicendo che l’atto di nascita era sbagliato perché non era indicata la maternità. I funzionari comunali mi hanno risposto che avevo ragione; poi hanno controllato il registro delle nascite e mi hanno detto di lasciar perdere e di pensare alla mia famiglia. Ho insistito di poter vedere io stessa cosa ci fosse nel registro però non me l’hanno permesso”.

“Vorrei incontrare mia mamma perché penso di avere tutto il diritto di conoscere le mie origini, di sapere chi sia. Magari ho dei fratelli o sorelle? Oppure in tutto questo tempo anche lei mi ha cercata senza riuscire a trovarmi”. “Nei suoi confronti non provo rancore, né odio. Vorrei sapere solo la verità, comprendere le motivazione per ciò che ha fatto”. Maria Angela non giudica le donne che decidono di rimanere anonime. “Avranno le loro buone ragioni, ma credo che sia anche un diritto dei figli naturali conoscere le proprie origini”.

Maria Angela ha pubblicato un appello sul web con la speranza di poter avere notizie sul suo passato. Allo stesso tempo, ha presentato un’istanza al Tribunale per i minorenni di Catania. “Nel mio caso ci sono moltissime difficoltà perché la mia registrazione di nascita non è del tutto legale”. “Alcune volte credo di non farcela, di aver perso tutte le speranze – conclude – ma non demordo. Voglio arrivare fino in fondo”.

ADRIANO CELENTANO SARÀ DENUNCIATO: ARRIVA LA CLAMOROSA NOTIZIA

Quando si parla di Adriano Celentano si pensa subito al cantante attore, ma negli ultimi anni anche al provocatore. A testimonianza di questo c’è il suo ultimo show, Adrian, il cartoon andato in onda su Canale 5 che sta sollevando polemiche da ancor prima che venisse trasmesso. La serie di Celentano non è piaciuta soprattutto ai napoletani: il cantante, nel 2068, immagina una Napoli distopica, completamente soggiogata dalla camorra, tanto che sulla città campeggia il grattacielo Mafia International.

Per questo, l’avvocato partenopeo Angelo Pisani, dell’associazione NoiConsumatori, ha annunciato, sui social network, che ha già pronta una querela nei confronti di Celentano- “Abbiamo dato incarico ai nostri consulenti di scaricare e trascrivere i file e video della trasmissione di Canale 5 in cui per aumentare audience si è svolto un ingiustificabile spettacolo in danno dell’immagine di Napoli e dei napoletani. 

Civilmente e soprattutto in sede giudiziale tali gratuite e dannose offese amplificate dalla tv devono essere stigmatizzate e punite secondo legge se non si vuole trasformare la tv e lo spettacolo in un amplificatore di insulti e violenza verbale” ha spiegato l’avvocato su Facebook. Sulla questione del grattacielo Mafia International a Napoli si è espresso anche il sindaco Luigi de Magistris, che si è detto deluso e amareggiato, anche se non crede che sia opera di Celentano.

IL PICCOLO ALEX STA BENE: TRAPIANTO RIUSCITO, IL BIMBO TORNERÀ PRESTO A CASA

Una bellissima notizia è giunta dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma: Alessandro Maria Montresor sta meglio. A distanza di un mese il trapianto di cellule staminali emopoietiche da genitore, cui è stato sottoposto Alex – affetto da una malattia genetica rara – può dirsi riuscito. Il percorso trapiantologico “può dirsi concluso positivamente” ed Alex – fanno sapere dall’ospedale – è “in buone condizioni di salute”. Presto Alessandro lascerà l’Ospedale. Le cellule del padre, manipolate e infuse nel bambino, a distanza di un mese dal trapianto hanno perfettamente attecchito.

Oggi pomeriggio, alle ore 16.30, ci sarà una conferenza stampa all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù con il professor Franco Locatelli e la presidente Mariella Enoc. Parteciperanno anche il papà del bambino e il ministro della salute Giulia Grillo. Alessandro Maria, affetto da Linfoistiocitosi Emofagocitica (HLH), a fine novembre era stato trasferito al Bambino Gesù di Roma dall’Ospedale Great Ormond Street di Londra, e sottoposto il 20 dicembre a trapianto di cellule staminali emopoietiche da genitore. Nell’arco delle 4 settimane successive al trapianto non si sono registrate complicanze, né sul piano infettivo, né sul piano del rigetto, il problema principale per situazioni di questo tipo.

Quindi, fa sapere l’ospedale romano, alla luce di queste evidenze il percorso trapiantologico può dirsi concluso positivamente. La somministrazione del farmaco salva-vita (emapalumab), che teneva sotto controllo la malattia del bambino regolando le reazioni del sistema immunitario, è stata sospesa la scorsa settimana. Si apre ora una nuova fase, che come in tutti questi casi prevede visite di controllo in DH con frequenza inizialmente settimanale e poi, via, via, sempre più distanziata.

“TUA FIGLIA È ROBA NOSTRA”. ELENA SCOMPARSA DA 10 GIORNI: LA TELEFONATA CHOC

Sono ore di ansia per Elena Petriu, la ragazza di 14 anni che è scomparsa 10 giorni fa da Pioltello. Ieri si è saputo che la famiglia avrebbe ricevuto una telefonata da un uomo il giorno della scomparsa di Elena. La voce dell’uomo misterioso ha detto: “Non ti preoccupare per tua figlia, lei è roba mia – dice una voce maschile – e non tornerà a casa”, parole alle quali il padre di Elena risponde chiedendo un incontro a quell’uomo che ha la voce di un adulto, incontro però declinato. Almeno in un primo momento, visto che l’insistenza dei due genitori porta poi questo misterioso uomo ad accettare finalmente di vedere il padre di Elena: i due si danno appuntamento a Mortara.

I genitori si recano a Mortara ma lì non si presenterà nessuno. Da qui la decisione di contattare i carabinieri per sporgere denuncia. I militari intervengono immediatamente non appena apprendono quanto accaduto e risalgono così alla persona autrice della misteriosa telefonata: si tratta dello zio del ragazzo che avrebbe portato via Elena, Marius. Quest’ultimo ha detto di non sapere dove si trova la ragazza: “Non so dove sia”, risponde al giornalista. Pochi secondi di calma prima di rivolgersi al padre di Elena che minaccia di morte in rumeno: “Se la cerchi ti uccido”, avrebbe detto Marius ai due. 

NON MANGIATELO: RITIRATO DAI SUPERMERCATI. ECCO COS’HANNO SCOPERTO

Polo Nord Ice Cubes. Questo il nome del marchio del prodotto richiamato dal Ministero della Salute. La nota ufficiale è arrivata sul sito con la foto. Il ghiaccio tritato è utilizzato appositamente per la preparazione dei cocktails e il motivo del ritiro è specificato chiaramente dalla nota del Ministero:

«Motivo del richiamo, conta batterica fuori limiti». La descrizione del peso/volume dell’unità in vendita è di 2kg in sacchetti. La Polo Nord Ice Cubes s.r.l. ha sede a Pastrengo (VR) a via dell’artigianato 5. Le avvertenze sono chiare: «Si prega la gentile clientela di restituire il prodotto». Il lotto di riferimento è 8120 con scadenza all’11/2019.