Monthly Archives: Gennaio 2019

È IN GRAVISSIME CONDIZIONI: ORE DI APPRENSIONE PER I FAMILIARI

È gravissima Valentina Faraglia ricoverata questa mattina all’ospedale De Lellis di Rieti. La 33enne è stata investita questa mattina da un’auto di grossa cilindrata mentre attraversava la strada. Mamma di un bambino e istruttrice del “Circolo Ippico Faraglia”, la donna è molto conosciuta in città e sono ore di angoscia per amici e familiari che attendono notizie dall’ospedale, dove la giovane donna è ricoverata in terapia intensiva per le gravi lesioni riportate nell’impatto con la vettura.

I genitori di Valentina sono i titolari del bar pasticceria ‘Bombolo’ di via Cintia. La dinamica del sinistro è al vaglio della polizia locale che dovrà stabilire se ci siano responsabilità nell’incidente.

RITIRATO IL FAMOSO FARMACO: SCATTA L’ALLERTA

Ritirato lotto di magnesio per corpo estraneo, l’allerta salute arriva dall’Aifa per il lotto di Mag2. Questo farmaco è utile per l’automedicazione per l’integrazione del magnesio.La ditta Sanofi SpA, ha provveduto al ritiro, in conseguenza alla presenza di un corpo estraneo nelle confezioni del medicinale sotto specificato, comunicando l’avvio della procedura di ritiro che il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute è invitato a verificare.

 Di seguito le caratteristiche del lotto in questione: n.  231 con scadenza minima del 04/2021 della specialità medicinale MAG2*OS 20FL 10ML 1,5G/10ML – AIC 025519036.

 

 

“PEZZO DI ME*** TI ASPETTIAMO”: MINACCE CHOC A MASSIMO GILETTI

Dopo Enrico Mentana, un altro volto noto è stato preso di mira: si tratta di Massimo Giletti che ora si trova al centro della bufera. Il giornalista è stato attaccato sui social con pesanti minacce per il suo lavoro e frasi poco lusinghiere. “Ti stiamo aspettando pezzo di m…, non ti molleremo, buffone, pagliaccio, lo sai che con noi farai una figura di m…”. Queste le parole brutali, si legge sul Corriere, arrivate sul canale youtube di Klaus Davi all’indirizzo del conduttore di Non è l’arena. I commenti, che arrivano dal titolare della cooperativa Malgrado tutto di Lamezia Terme, Raffaello Conte, sono stati postati come commenti ad una video inchiesta sui boss della ‘ndrangheta di Reggio Calabria.

Nell’aprile del 2016 Massimo Giletti, che all’epoca lavorava in Rai, aveva dedicato alcuni servizi denuncia alla Cooperativa Malagrado tutto, mostrando le condizioni in cui vivevano gli immigrati del centro. La cooperativa era insorta minacciando denunce sia nei confronti di Massimo Giletti, che di Klaus Davi, che del senatore Nicola Morra, attuale  presidente della commissione antimafia, che aveva rilasciato delle dichiarazioni sulla gestione del centro. Massimo Giletti, oggi a La7, dice: “Io non mi faccio intimidire dalle minacce e dalle provocazioni. Mi aspettavo reazioni, non minacce: inquietante che queste parole si leghino alle parole degli affiliati”. “Chi fa inchieste dà fastidio e spesso è oggetto di querele per provare a rallentare il lavoro difficile che i tanti giovani giornalisti fanno sul territorio”.

Pesanti le accuse che erano state mosse alla cooperativa: cattiva gestione della struttura, sporcizia, degrado, poca attenzione agli ospiti, costretti, secondo quanto raccontano, a lavorare in vari progetti per un compenso di dieci euro al giorno, senza avere la possibilità di accedere al pocket money. Raffaello Conte aveva precisato alla giornalista della Rai: “Guadagno 1.200 euro al mese, ma in questo ultimo mese mi son dovuto far aumentare 5.000 euro per tre mesi perché mi devo comprare la casa, i soldi li prendo dalla cooperativa perché li avanzo da quelli che ho anticipato”.“Il mio sogno sai qual è?” dice ancora Conte alla giornalista: “Prendere qualche ragazzo di loro dove non ci sono guerre, andare a prendere mille ettari di terreno e riportarli in Africa”. La partita, dopo tre anni, è più aperta che mai.

TERRIBILE FEMMINICIDIO: UCCISA CON 30 COLTELLATE POCHE ORE FA

Ancora una donna vittima di violenza. Una donna è stata uccisa con 30 coltellate dal compagno. La sua ‘colpa’, essersi rifiutata di fare sesso a 3 con un’altra donna. Protagonista di questa terribile vicenda é la 29enne Kelly Franklin e il suo compagno Ian Kettlewell, un uomo di un anno più grande. Un rapporto che aveva alti e bassi, e che è finito nel peggiore dei modi. «Era ossessionato dal sesso – ha detto il procuratore Jamie Hill, scrive il tabloid The Sun – ha cercato di convincere Kelly Franklin a farsi coinvolgere in attività sessuali con lui e con altre donne. Ma lei ha sempre detto di no».

 

La coppia stava insieme da 12 anni e i servizi sociali erano già stati in passato coinvolti per la loro situazione e i bambini erano stati allontanati dal papà. Quest’ultimo aveva messo in pericolo i figli facendoli giocare con un fucile ad aria compressa.

Prima di ucciderla l’uomo aveva iniziato una relazione con una donna più anziana di lui, la 48enne Julie, una vecchia amica e vicina di casa: ma l’ossessione per Kelly Franklin era rimasta, tanto da mandarle decine di messaggi di minacce e insulti dal profilo Facebook della stessa Julie. Fino a quando ha ucciso la ragazza: oltre 30 coltellate, sul corpo e sul collo.

 

SONO MORTI A POCHE ORE DI DISTANZA: ERANO INSIEME DA 65 ANNI

Si erano conosciuti nel lontano 1952 e in poco tempo si erano fidanzati e poi erano convolati a nozze iniziando una vita sempre insieme, praticamente inseparabili. Per oltre 65 anni hanno condiviso tutto diventando genitori di una figlia. Un amore d’altri tempi il loro, quello che resiste a  tutto e tutti superando difficoltà e momenti difficili che solo la morte di entrambi, avvenuta a sole 24 ore di distanza l’una dall’altra, ha potuto spezzare. È la storia di Elsa Rossi 97 anni e di Ermete Vicedomini 92 anni, una coppia di coniugi ligure deceduti nelle scorse ore a Genova.

La prima a morire è stata Elsa che da qualche tempo era ricoverata all’ospedale Galliera del capoluogo ligure per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. La 97enne si è spenta martedì scorso tra il dolore del marito che non ha retto a quel colpo e appena 24 ore dopo è deceduto a sua volta per un attacco di cuore mentre era in casa. Come riporta Il Secolo XIX, è stata la figlia Daniela a riferire all’uomo che l’adorata moglie non c’era più e che non sarebbe più tornata a casa.

“Gli avevo anche detto che, in caso di cattivo tempo, non sarebbe dovuto venire in chiesa per il funerale. Volevo evitare che si prendesse un malanno” ha raccontato la donna. L’anziano ha fatto cenno con la testa ma in quel momento ha capito che la loro lunga vita insieme era finita. Mercoledì dopo pranzo chi lo accudiva lo ha visto con la testa china, si è avvicinato e lo ha trovato esanime: ha raggiunto la sua amata.

GRAVISSIMA BAMBINA DI 12 ANNI: TERRIBILE ESPLOSIONE IN CASA

Una bambina di 12 anni di Palma Campania, nel Napoletano, ha rischiato la morte dopo l’esplosione di una stufa all’interno della sua abitazione. Fortunatamente la tragedia è stata solo sfiorata. È accaduto ieri e secondo una prima ricostruzione dei fatti, la bambina sarebbe stata investita in pieno dalla deflagrazione del termo-camino rimanendo ustionata in più parti del corpo. Le cause dell’esplosione sono ancora in fase di accertamento ma sembra che siano da imputare a un difetto della stufa.

La piccola dopo la terribile esplosione, è stata soccorsa dalla madre, che le ha salvato la vita, è stata immediatamente trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola dove i medici le hanno riscontrato ustioni di secondo e terzo grado sul 60% del corpo. Quasi sicuramente la stufa che ha ferito la bambina di 12 anni non era a norma sembra infatti che i proprietari non avessero effettuato la manutenzione ordinaria annuale.

BAMBINA UCCISA DAL PADRE MENTRE DORMIVA: VENDETTA SULLA MOGLIE

“Cara Gio, io ti amavo e non c’era bisogno di farmi passare tutto questo, bastava solo perdonarmi  mi hai portato a fare quello che ho fatto, cioè alla follia. Se tu mi avessi perdonato tutto sarebbe tornato come prima”, queste le agghiaccianti parole di Roberto Russo, condannato all’ergastolo per aver ucciso la figlia Laura mentre dormiva. La lettera è indirizzata alla moglie Giovanna Zizzo, alla quale attribuisce ogni responsabilità di quell’omicidio. Per colpa sua si è visto “costretto” a uccidere la figlia.

 Un uomo, un padre che, di notte, quella maledetta notte del 22 agosto 2014 a San Giovanni La Punta, nel Catanese, si alza dal letto e prima accoltella al torace e all’addome la più piccola, Lauretta, “quella più polemica con lui e caratterialmente più simile alla madre”. Poi se la prende con l’altra, Marika, che non muore solo grazie all’intervento di uno dei suoi fratelli. Infine prova a togliersi la vita. Il suo obiettivo – non ha alcun dubbio la Corte d’Assise d’Appello di Catania di cui ieri sono state rese note le motivazioni della condanna di secondo grado – era quello di “infliggere un castigo alla madre” delle bimbe non solo per “le sofferenze che aveva subito” ma anche per “aver coinvolto i figli nella loro crisi coniugale”.

 La “colpa” di Giovanna Zizzo, sua moglie, era stata quella di allontanarsi un po’ per riflettere sul loro rapporto, messo in crisi – è doveroso precisarlo – dallo stesso Roberto Russo che avrebbe intrattenuto un rapporto extraconiugale con un’altra donna. Relazione per altro scoperta sui social dalle figlie. Una scoperta che a Lauretta è costata cara. Per la difesa di Roberto Russo, come ricostruito dalla Corte, l’imputato avrebbe ucciso per una serie di motivi: dalla ludopatia all’insonnia fino all’assunzione di Xanax. Tutto puntualmente smentito dagli esperti nominati dal pm secondo cui l’omicidio sarebbe stato “preordinato”: ha usato “coltelli non a portata di mano ma ben nascosti in cucina” e, dato ancora più agghiacciante, ha “organizzato una sorta di ultima cena con tutti i figli”.

Perché quel 21 agosto 2014 Russo ha fatto qualcosa che non aveva mai fatto prima, ha portato tutti i figli a mangiare fuori, per l’ultima volta. Poi tutti a casa a dormire. Altro che incapacità di intendere e di volere, Roberto Russo ha agito con “preordinazione” e “non ha mai manifestato pentimento per i suoi gesti efferati” (se non fosse intervenuto il figlio maschio, probabilmente anche l’altra figlia sarebbe stata uccisa).

“Aveva calcolato tutto, altro che omicidio d’impeto. Adesso chiedo che sconti davvero l’ergastolo, non vorrei che i miei figli tra qualche anno lo incontrino per strada, a pochi chilometri da casa. Devo tutelarli, l’ho già detto al Ministro Bonafede, voglio la certezza della pena” è il commento di Giovanna Zizzo, madre di Laura e moglie di Roberto Russo a Fanpage.it.

L’uomo, di recente, ha anche scritto delle lettere ai suoi figli informandoli del fatto “che è senza lavoro” e che, dunque, non può mandare loro un regalino, in denaro, per il compleanno. “Voleva punire me e, invece, non ha avuto il coraggio di colpirmi. Se l’è presa con la mia bambina che, adesso, nessuno mi ridà indietro. Lauretta, dammi il coraggio di continuare a lottare nel tuo nome” ha concluso Giovanna Zizzo.

È MORTO D’INFARTO DAVANTI ALLA POLIZIA: AVEVA MANI E PIEDI LEGATI

Un tunisino di trentuno anni è morto giovedì sera nei pressi di un money transfer di Empoli (Firenze). Stando a quanto emerso finora l’uomo sarebbe deceduto durante l’intervento di polizia e sanitari del 118, chiamati dal titolare del negozio poiché aveva dato in escandescenze. Secondo le testimonianze raccolte il trentunenne si era presentato nel negozio per trasferire una banconota da 20 euro. Al rifiuto del titolare, dettato dal timore che la banconota fosse falsa, l’uomo avrebbe perso il controllo e a quel punto il negoziante avrebbe allertato la polizia.

L’uomo avrebbe quindi accusato un malore mentre era a terra contenuto dagli agenti. Sempre in base a quanto emerso, il tunisino avrebbe avuto le manette ai polsi e i piedi bloccati con un cordino, che i poliziotti erano stati costretti ad applicargli perché continuava a scalciare. Inutili i tentativi di rianimarlo intrapresi dal personale medico accorso sul luogo e durati per oltre un’ora. La vicenda sarebbe stata ripresa dalle telecamere interne del money transfer e forse anche da quelle presenti in strada a Empoli.

Sul posto la polizia scientifica sta effettuando tutti i rilievi del caso, verranno inoltre disposti accertamenti medico legali come probabilmente l’autopsia sul corpo del tunisino, che all’apparenza sarebbe morto per un attacco cardiaco improvviso, e verosimilmente la ricostruzione delle modalità di intervento dei poliziotti e dei sanitari. Nel negozio sono state scattate numerose fotografie, gli accertamenti su quanto accaduto sono condotti dalla squadra mobile della questura di Firenze.

 

FRANCESCO CHIOFALO: NON RIESCO BENE A MUOVERE LE GAMBE. NON SO ANCORA SE IL TUMORE È MALIGNO


 

Dopo l’operazione per la rimozione del cancro al cervello, Francesco Chiofalo ha rilasciato a Uomini e Donne Magazine la sua prima intervista. L’intervento è riuscito e Francesco, in attesa di capire l’entità del tumore rimosso, sta trascorrendo la convalescenza in una clinica riabilitativa di Roma. Fortunatamente, il rischio di subire danni permanenti non si è concretizzato.

Francesco ha dichiarato: “Sto bene, o meglio, sto come uno a cui hanno asportato un tumore di 6 cm dalla testa. Non ho avuto danni permanenti o lesioni gravi. Ora sono in attesa dell’esame istologico. Mi hanno detto che all’80% dovrebbe essere benigno però non si sa ancora: ci vogliono 15 giorni dall’estrazione chirurgica per avere i risultati. Non sarò tranquillo finché non avrò l’esito in mano.”

Dopo essere stato dimesso dal San Camillo di Roma, Francesco visibilmente dimagrito e con qualche problema di deambulazione si trova in una clinica romana dove trascorrerà il periodo di convalescenza. Francesco ha mostrato l’enorme cicatrice post operazione. “Appena mi sono svegliato la prima cosa a cui ho pensato è stata rassicurare mia madre per farle sapere che stavo bene”, ha dichiarato a UeD Magazine, spiegando di non essersi ancora ripreso dall’intervento. 

“Uscirò quando lo deciderà il dottore: ora sono in una clinica privata. Al momento non cammino bene, non riesco a muovere le gambe. Hanno provato a mettermi in piedi ma ho bisogno del deambulatore. Non so spiegare quanto sia umiliante appoggiarsi su quell’attrezzo. Poi mi sono guardato allo specchio con i cerotti in testa e mi è venuto da piangere. Ho perso più di 10 kg: ho la faccia gonfia per i farmaci, ma il corpo è molto dimagrito. Io però ce la sto mettendo tutta per riprendermi e uscire.”

BIMBI MALTRATTATI ALL’ASILO: PICCHIATI CON I LIBRI E INSULTATI

Pesanti accuse nei confronti di due maestre di 49 e 58 anni di una scuola dell’infanzia molisana. Le due donne sono accusate di aver utilizzato metodi inaccettabili: strattonamenti, minacce e urla continue oltre a libri in testa per punire i piccoli dell’asilo che erano a loro affidati. Queste le pesanti accuse delle due maestre destinatarie di una misura interdittiva di sospensione dall’attività lavorativa disposta dall’autorità giudiziaria dopo una inchiesta per maltrattamenti in classe condotta dalla polizia di Isernia e coordinata dalla locale Procura della Repubblica.

Le indagini coordinate dagli uomini della Squadra Mobile si sono servite anche di intercettazioni audio e video attraverso telecamere nascoste piazzate nell’istituto. Dai filmanti registrati emerge un quadro di maltrattamenti continui ai danni dei piccoli alunni. In alcuni di essi si vedono le insegnanti che impongono ai piccoli di punire i compagni con gli stessi gesti che in precedenza questi avrebbero usato contro di loro come tirare i capelli mentre loro tengono ferme le vittime. 

Diversi anche i casi di bimbi trascinati via con la forza e colpiti a schiaffi. In seguito alla denuncia di alcune madri che avevano notato comportamenti strani da parte dei loro figli sono iniziate le indagini con il posizionamento di telecamere piazzate in classe, che oggi hanno portato i magistrati a firmare la misura nei confronti delle due insegnanti.