Monthly Archives: Gennaio 2019

SI È IMPICCATO A CASA DELLA MADRE: LA MOGLIE AVEVA AVUTO TRE ABORTI SPONTANEI

Si è impiccato a pochi giorni di distanza dal suo primo anniversario di matrimonio. Il 28enne Jack Gilbert, si è ucciso prima che sua moglie Gemma iniziasse il trattamento di fecondazione in vitro dopo aver avuto tre aborti spontanei. L’uomo, originario di Cheadle, Greater Manchester, è stato trovato morto da sua madre. Il giovane si era recato lì dopo una discussione con sua moglie, secondo quanto emerso dall’inchiesta. “Stavano avendo problemi di coppia tra lo stress per l’inizio del trattamento e quello del nuovo lavoro di Jack” si legge sul Manchester Evening News.

L’uomo non aveva mai riferito a parenti o amici di aver avuto problemi di salute mentale. “Era sempre molto felice – era noto per il suo sorriso. C’erano state discussioni tra lui e sua moglie, ma nulla che mi facesse pensare a un epilogo del genere” ha detto la mamma, Michelle Mulvihill. E invece il 4 luglio, il suo Jack si è ucciso. Il giorno prima si era trasferito a casa della madre e quella stessa sera aveva visto Gemma in un pub dove era stato con gli amici per vedere la partita dei Mondiali tra Inghilterra e Colombia. 

Secondo i test tossicologici Gilbert aveva consumato “bassi livelli di alcol” e una quantità “ricreativa” di cocaina – molto probabilmente nelle ultime 12 ore della sua vita. La tossicologa Julie Evans ha detto che gli effetti collaterali della droga potrebbero aver condizionato lo stato mentale di Mr Gilbert nelle ore precedenti alla sua morte. Jack Gilbert aveva un figlio avuto da una precedente relazione e dopo il suo matrimonio con Gemma nel giugno 2017, la coppia non vedeva l’ora di mettere su famiglia. 

“Non riesco a capire perché l’ha fatto. Avevamo appena festeggiato il nostro primo anniversario e stavamo cercando di avere un bambino” ha spiegato Gemma in tribunale. La donna ha detto che dopo la discussione del 3 luglio, Jack ha fatto le valigie e se ne è andato a casa della madre. “Gli ho detto di togliere quella lite dalla testa e di tornare a casa quando eravamo sulla stessa scia”, ha detto “L’ho visto al pub più tardi quella sera e sembrava davvero felice, dicendo che non ci saremmo mai lasciati”.

ANZIANA DISPERATA BECCATA A RUBARE IN UN SUPERMERCATO: “LA MIA VITA È ROVINATA”

Sabato scorso un’ anziana padovana di settantacinque anni è stata sorpresa a rubare alcuni generi alimentari in un discount. In quel supermercato la signora aveva fatto la spesa pagando tutto, ma poi aveva preso altri tre prodotti, un formaggio spalmabile, una bottiglia di olio di oliva, e un sacchetto di pistacchi. Un addetto della sicurezza si è accorto di quei tre alimenti nascosti nella borsa e immediatamente l’anziana ha capito di aver sbagliato. Lo racconta in lacrime, ai quotidiani locali. “È stato un errore, una cosa che non dovevo fare. Ma l’ho pagata carissima, sono devastata”, le parole della anziana donna riportate dal Mattino di Padova.

 “Mi hanno trattata come una criminale, sono rimasta chiusa per due ore in uno stanzino al freddo. Ho sbagliato, ma ero disperata e ho agito d’impulso”, ha commentato da casa sua. Il valore della merce sottratta è di 15 euro che la settantacinquenne avrebbe voluto portar via senza pagare e che avrebbe anche chiesto di poter pagare dopo aver chiesto scusa. “Mi sono offerta di pagare quel che potevo ma non hanno sentito ragioni. Hanno raccontato agli agenti che ero andata apposta per rubare, invece nel parcheggio c’erano ancora i sacchetti con la merce che ho pagato”.

“Piegata dai dolori, non mi resta che piangere” – Come riporta il quotidiano, la signora vive sola e, provata da diversi problemi fisici, percepisce una pensione di invalidità di 400 euro. Poi cerca di guadagnare qualcosa facendo piccoli lavoretti: “Non arrivo a 600 euro al mese, gli aiuti sono pochi e quando torno a casa, piegata dai dolori, non mi resta che piangere. È un lavoro pesante alla mia età, lo sarebbe anche se fossi in salute”. La donna abita in un appartamento di proprietà sua e del coniuge da cui è separata da anni e, anche se non deve pagare l’affitto, coi suoi soldi deve sostenere le spese.

In casa i panni li lava a mano, dato che la lavatrice è rotta da tempo ed evidentemente non riesce a farla riparare. “È giusto che il supermercato sia severo, è un’azione grave, ma bisognerebbe dare alle cose il loro peso”, ha detto ancora consapevole del suo errore. “Ero talmente sconvolta che mi hanno chiesto se mi servisse aiuto, invece volevo solo andarmene da lì. Mi hanno spiegato che avrò un avvocato d’ufficio, la denuncia sarà depositata e poi si vedrà”, ha aggiunto ancora al quotidiano sottolineando di essersi “rovinata la vita”.

STRONCATA DALLA LEUCEMIA: AVEVA SOLO 20 ANNI. TRAGEDIA NEL TREVIGIANO

Kathrina Donadi Camargo nel fiore dei suoi 20 anni è stata sconfitta dalla leucemia. Un male incurabile che l’ha strappata alla vita nel giro di un anno ed ora l’intera comunità di Ponte di Piave, nel Trevigiano, è in lutto per la morte della 20enne. Ragazza sempre solare e allegra, negli ultimi tempi era stata costretta a diversi ricoveri presso il reparto di ematologia dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre, ma le festività natalizie con il consenso dei medici, le aveva trascorse con la propria famiglia, consapevole di avere i giorni contati.

Kathy lascia i genitori Klaudya, originaria della Colombia, e Tiziano Donadi, del quale era l’unica figlia. Quest’ultimo è dipendente molto conosciuto e stimato della cantina sociale di Ponte di Piave, una delle più importanti e frequentate dell’intero comprensorio opitergino-mottense. Kathrina aveva festeggiato i 20 anni ad agosto. Aveva frequentato il Brandolini e l’istituto Sansovino di Oderzo. Raggiunti i 18 anni si era trasferita, per un breve periodo di tempo, a San Biagio di Callalta, dove aveva lavorato in un negozio di abbigliamento. 

Nelle ultime settimane di ricovero “All’Angelo” di Mestre, nel reparto di ematologia, il suo stato di salute era peggiorato. Pur sapendo che stava combattendo una battaglia complicata, non si era mai persa d’animo. La speranza di vincere la malattia non l’ha mai abbandonata. Purtroppo ciò non è bastato. Venerdì è spirata. I funerali dovrebbero essere fissati nelle prossime ore e celebrati a Ponte di Piave.

MAXI TAMPONAMENTO IN ITALIA: ALMENO 5O I VEICOLI COINVOLTI

Maxi tamponamento in Trentino, questa mattina lungo la Strada statale 47 Valsugana tra le località di Primolano (Vicenza) e Grigno (Trento) dove sono stati coinvolti circa 50 veicoli tra cui almeno 10 camion. La Croce Rossa, ha allestito sul posto una piccola tendopoli per medicare e soccorrere i feriti prima del trasporto in ospedale. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti tre elicotteri e cinque ambulanze. Secondo le prime informazioni, cinque sono gli automobilisti che in condizioni serie sono stati trasportati in elicottero in codice rosso  al “Santa Chiara” di Trento.

Sei persone sono state portate a Borgo Valsugana, altre cinque in altri ospedali. La dinamica è attualmente al vaglio delle forze dell’ordine, ma lungo l’arteria nelle ultime settimane si sono verificati già numerosi incidenti. Con molto probabilità la causa dell’incidente odierno sarebbe il ghiaccio, che ha impedito agli automobilisti e ai camionisti di mantenere il controllo dei mezzi, andando a tamponarsi o uscendo fuori strada. L’acqua mista a neve ha cominciato a cadere subito dopo le sette del mattino rendendo l’asfalto scivoloso mentre le temperature erano sottozero.

Diverse anche le auto che pur non essendo state coinvolte nel maxi tamponamento, sono finite lo stesso fuori dalla sede stradale, nei prati. Persino un’ambulanza arrivata per i soccorsi è finita contro un mezzo dei carabinieri mentre alcuni automobilisti, una volta usciti dai mezzi, hanno faticato a restare in piedi a causa dell’asfalto scivoloso. Dopo il maxi tamponamento, la circolazione è stata convogliata su altre strade che risultano intasate. Le forze dell’ordine, dato che per ore la strada Valsugana è rimasta chiusa, hanno invitato gli automobilisti a scegliere arterie alternative per raggiungere il Trentino e il Vicentino.

BIMBO DI 2 ANNI CADE IN UN POZZO: È LOTTA CONTRO IL TEMPO PER SALVARLO

È corsa contro il tempo in Spagna per salvare il piccolo Yulen: il piccolo di 2 anni e mezzo, domenica mentre giocava, è caduto in uno stretto e profondo pozzo dove è intrappolato da allora. La tragedia, che in Italia porta subito alla mente quella del piccolo Alfredino Rampi di Vermicino, ha mobilitato centinaia di soccorritori in tutto il Paese iberico. Il pozzo si trova nella proprietà di un familiare del piccolo nella Sierra di Totalan, vicino a Malaga, dove il bimbo stava trascorrendo la domenica in compagnia dei genitori.

Dopo l’allarme, sul posto sono subito accorsi agenti, vigili del fuoco e successivamente esperti speleologi ma fino ad ora è stato impossibile trovare un modo per entrare visto che si tratta di un pozzo largo appena 25 centimetri ma profondo oltre 110 metri. A metà pomeriggio di domenica i tecnici hanno installato un robot con una mini-telecamera attraverso il foro per stabilire la posizione del bimbo ma purtroppo non si è riusciti a localizzarlo a causa di una frana nell’interno che ha creato un tappo a una profondità di circa 78 metri. 

Proprio il robot, in una delle sue quattro immersioni, ha rilevato un sacchetto di caramelle che il bambino aveva con sé al momento della caduta e che è rimasto attaccato alla parete del pozzo. Questo conferma la versione di un familiare, che ha dato l’allarme quando ha visto cadere il bambino. Il pozzo era di solito coperto ma, secondo gli investigatori, poche ore prima un altro gruppo di ragazzini avrebbe tolto le pietre e il coperchio che lo tenevano occultato.

“Nell’operazione di salvataggio Non saranno risparmiati mezzi “, ha assicurato ai media il viceprefetto di Malaga, Maria Gamez, aggiungendo: “Con l’aiuto dei tecnici valutiamo tutte le alternative per salvare il bambino e rimuovere il tappo di terreno del pozzo, provocato a un’ottantina di metri probabilmente da una frana”. Nelle operazioni sono impegnati oltre un centinaio di unità tra uomini del Conzorzio provinciale dei vigili del fuoco, della Protezione Civile, della Squadra di Salvataggio e Intervento di Montagna (Ereim), della polizia e della guardia civile, oltre ad alcuni sub, dato che non si sa ancora se ci sia acqua nel fondo del pozzo. Uno strazio per i genitori Jose’ Rosello e Victoria Garcia, che continuano a seguire le operazioni di salvataggio assistiti da psicologi della Protezione Civile.

Secondo quanto ha annunciato il portavoce della guardia civile, Bernardo Molto, “saranno impiegate tre tecniche differenti” nel salvataggio. Con tutte le cautele del caso, un gruppo si occuperà di estrarre con una potente pompa aspiratrice il materiale franato a 78 metri di profondità, che impedisce al robot sonda di raggiungere il fondo del pozzo. Contemporaneamente “si scaverà un pozzo parallelo” a quello nel quale è precipitato il bambino, per tentare di raggiungerlo. Allo stesso tempo, la cavità di 25 centimetri di diametro “sara intubata” per rafforzarne le pareti e impedire nuovi cedimenti di terreno, che potrebbero seppellire Yulen.

CHIUDE LA SUA STORICA BOTTEGA DOPO 50 ANNI: ECCO IL TRISTE MOTIVO

L’introduzione della fatturazione elettronica, diventata obbligatoria dal primo gennaio 2019, è una novità che non è piaciuta a molti professionisti. Le difficoltà sono state riconosciute da più parti, a partire dai commercialisti. C’è poi chi si è proprio arreso, non riuscendo ad affrontare il passaggio dalla fattura tradizionale a quella elettronica. È il caso di Maria Frizzero, proprietaria di un negozio nella frazione di San Vittore di Colognola, nel veronese. La sua era una  bottega storica di generi alimentari che chiude dopo più di 50 anni. In questo lungo percorso temporale Maria ha affrontato qualsiasi difficoltà, passando anche per la crisi economica degli ultimi anni. Ma alla fine ha desistito di fronte alla novità tecnologica.

Maria racconta a L’Arena come mai ha preso questa decisione: “Ho assistito all’arrivo del registratore di cassa e al passaggio dalla lira all’euro adeguandomi subito, ma di fronte alla fattura elettronica sono costretta ad arrendermi. Troppo tecnologica e complicata per me”. Neanche le fatiche del lavoro quotidiano, senza mai vacanze, l’avevano portata a una scelta così drastica: “Ho preso le redini della bottega nel 1967, dopo un infortunio sul lavoro di mio marito Giuseppe, e da allora non ho mai fatto un giorno di ferie né, grazie a Dio, di malattia”.

La donna racconta di essere rimasta vedova, con due figli “da crescere: non potevo arrendermi, né per loro né per le persone di San Vittore che mi hanno sempre voluto bene”. Eppure ormai la decisione è presa: “Se non fosse stata imposta la fatturazione elettronica e la relativa apparecchiatura, avrei tenuto ancora la bottega aperta per un bel po’”. Eppure anche Maria non riesce a rassegnarsi all’idea della chiusura: “Da quando ho chiuso spesso piango. Tanto che ci vedo persino di meno e pure l’oculista mi ha certificato questo abbassamento di vista. Ma i miei figli fanno altri lavori, hanno le loro occupazioni e le loro famiglie, come è giusto che sia, e io devo abituarmi a fare la pensionata”.

È MORTO LUCA CARDILLO: ADDIO AL RAGAZZO CHE COMBATTEVA CONTRO UN RARO TUMORE ALLA GAMBA

Non ce l’ha fatta Luca Cardillo, il 23enne siciliano colpito da un tumore osseo alla gamba destra, la cui storia aveva commosso tutta l’Italia. Originario di Giarre, Luca come ultimo tentativo per continuare a vivere, due mesi fa era andato negli Stati Uniti, grazie anche ad una raccolta fondi online, ma tutto è stato inutile. Le sue condizioni di salute erano peggiorate negli ultimi giorni e stamattina si è spento, intorno alle 7, nella sua casa, con mamma Pina, papà Leonardo e la sorella Lidia.

In tantissimi in tutta Italia avevano risposto all’appello lanciato dalla sorella Lidia, dei genitori e degli amici, per sostenere la causa di Luca e permettergli di coltivare la speranza di superare la malattia. Così il 23enne, con il sogno di diventare un attore di successo, era partito dall’aeroporto di Catania a novembre con destinazione Texas: qui all’MD Anderson Cancer Center ha incontrato dei medici che rappresentavano la sua ultima speranza. Ma quest’ultimi, che inizialmente avevano pensato ad un possibile intervento, con l’amputazione della gamba destra, hanno valutato che fosse impossibile rimuovere chirurgicamente il tumore.

L’amputazione sarebbe stata troppo rischiosa per il suo fisico già fortemente debilitato. Il tumore maligno era avanzato e ad aggravare ancora di più la situazione già critica tre fattori: il versamento pleurico, la tachicardia e la polmonite. Luca, intanto, ha iniziato a lottare anche con le metastasi polmonari oltre che con il tumore primario alla gamba destra. Nell’ultimo video-messaggio inviato a Fanpage.it, il ragazzo, che ha sempre mantenuto il sorriso sulle labbra, aveva detto: “Spero di rispondere bene alle cure chemioterapiche e che tutto andrà bene […] Continuo a ringraziarvi per il sostegno economico e morale che mi state dando”.

Luca ha trascorso il suo ultimo Natale in famiglia, consapevole che la sua battaglia si stava facendo sempre più ardua. I medici gli avevano dato due mesi di vita: lui non lo sapeva, aveva preferito non sapere. Voleva vivere ed era speranzoso. Ha resistito solo per la sua grande forza, ci ripetono i familiari. I funerali si celebreranno domani pomeriggio, alle ore 15, al Duomo di Giarre.

È CADUTO UN AEREO: ALMENO 15 MORTI. UN TERRIBILE DISASTRO

Un aereo Boeing 707 si è schiantato poi i nell’aeroporto di Karaj, vicino a Teheran. Secondo le primissime informazioni i morti sarebbero almeno 15. Solo un membro dell’equipaggio è sopravvissuto al terribile disastro. Il pilota è atterrato nell’aeroporto sbagliato ed ha perso il controllo del velivolo sfondando il muro di cinta dello scalo e finendo contro alcuni palazzi di un complesso residenziale: l’aereo si è poi incendiato.

Lo ha reso noto il capo del dipartimento delle emergenze, Pirhossein Kolivand. L’aereo era partito da Bi’kek, la capitale del Kirghizistan, ed era diretto all’aeroporto di Payam a 35 km da Tehran. Il boeing  trasportava carne e secondo Farsnews apparteneva all’esercito iraniano. “Non abbiamo informazioni chiare sui dettagli dello schianto”, ha dichiarato il capo del dipartimento di emergenza dell’Iran, Pirhossein Kolivand.