Monthly Archives: Gennaio 2019

NEONATO SBRANATO DAI CANI: È MORTO DOPO UN MESE DI AGONIA

È stato sbranato da due staffordshire bull terrier mentre si trovava nella sua casa nel Cambridgeshire, dove viveva con i suoi genitori Dan McNulty, 31 anni, e Amy Litchfield, 28 anni. Reuben Malachi aveva solo cinque settimane quando è morto il 13 dicembre in ospedale dopo aver subito lesioni “catastrofiche”, nell’aggressione subita lo scorso 18 novembre. Il neonato ha subito una lesione cerebrale traumatica, con complicazioni di insufficienza renale e insufficienza gastrointestinale nell’attacco. “Tutte queste ferite sono coerenti con una aggressione da parte di un cane”, ha detto il coroner David Heming. “Gli eventi riguardanti la tragica morte di Reuben sono chiaramente devastanti per i suoi genitori e vorrei esprimere le mie condoglianze nei loro confronti” ha aggiunto il medico.

Poco dopo l’attacco, la polizia ha confermato che due cani di nome Fizz e Dotty sono stati portati nel canile della polizia ed entrambi abbattuti. I paramedici sono stati chiamati nella casa di famiglia, e Reuben è stato immediatamente trasferito in ospedale con gravi ferite alla testa e in seguito trasferito ad Addenbrooke, dove è morto lo scorso 13 dicembre. I suoi genitori sono stati interrogati dalla polizia e rilasciati in attesa di ulteriori indagini, come confermato dagli stessi inquirenti: “Una donna di 28 anni e un uomo di 31 anni, entrambi di Yaxley,  sono stati arrestati per sospetta negligenza infantile, e rilasciati sotto inchiesta. La morte non viene trattata come sospetta, come confermato dal medico legale”.

BIMBO MASSACRATO DAL PADRE: MORTO A 6 ANNI

Non ce l’ha fatta Mertcan, il bimbo turco di 6 anni che il padre aveva picchiato ferocemente con il tubo di un’aspirapolvere perché non voleva fare i compiti. Il piccolo è deceduto nell’ospedale dove era ricoverato dopo essere stato qualche giorno di coma, e nella giornata di ieri, domenica 6 gennaio, si è svolto il funerale. La sua storia aveva commosso tutto il mondo: il 2 gennaio scorso il bambino era stato picchiato dal papà nella loro casa a Iskenderun, città turca nella provincia di Hatay. L’uomo si è avventato contro di lui, utilizzando il tubo metallico dell’elettrodomestico con una violenza inaudita, fin quando Mertcan non ha perso conoscenza.

Trasportato d’urgenza in ospedale, il bambino è stato intubato in terapia intensiva e ha lottato tra la vita e la morte per giorni attaccato a un macchinario di supporto per le funzioni vitali, finché non è morto, per le ferite riportate. Mentre l’aggressore, Mehmet Ali Y, già noto alle forze dell’ordine per una serie di denunce per violenza domestica presentate dalle sue ex compagne, è stato arrestato dalle forze dell’ordine locali, la mamma di Mertcan, Gulistan O., non riesce a darsi pace. “Sono venuta qui appena ho saputo cosa quel mostro aveva fatto al mio bambino. Ora è morto. Quell’uomo picchiava anche me tutti i giorni. È per questo che abbiamo divorziato”. Anche la madre di Mehmet Ali Y, la nonna del bimbo, sostiene che il figlio la “picchiava ogni giorno. Ho presentato una denuncia contro di lui, ma ha minacciato di uccidermi, così l’ho ritirata”.

CASO LORIS STIVAL: ECCO PERCHÉ LA MADRE VERONICA LO HA UCCISO

Il caso relativo alla morte del piccolo Loris Stival ha senza dubbio fortemente colpito l’opinione pubblica del nostro paese. Perché tocca il cuore della famiglia, il legame affettivo più forte che possa esistere quello tra genitore e figlio e soprattutto perché nel caso in questione è una madre che ha ucciso il proprio figlio. Sono arrivate le motivazioni della sentenza di appello a carico di Veronica Panarello che, nel novembre del 2014, ha ucciso suo figlio, il piccolo Loris che aveva otto anni. Motivazioni che, secondo i giudici di seconda istanza, sono state alla base dell’omicidio. Sentenza con la quale sono stati confermati i trent’anni di reclusione.

Nelle 150 pagine della sentenza, i giudici descrivono i comportamenti di Veronica, prima circa la dinamica del reato, poi nelle varie attività messe in opera dala donna per depistare, fare in modo che gli inquirenti non arrivassero all’accertamento dei fatti. 

Secondo i giudici di appello, il movente era tutto nel desiderio del piccolo Loris di non andare a scuola quella mattina, ma di restare con la madre per andare con lei al corso di culinaria. “Il repentino cambiamento di programma – si legge nelle motivazioni – induceva la madre a consegnare al bimbo il mazzo di chiavi custodito in macchina”. E proprio quello, secondo i giudici, sarebbe stato il “momento nel quale scattava l’impulso omicidiario nella mente di Veronica Panarello”. Questo sarebbe confermato anche dal “sopralluogo” di Veronica, “nei luoghi dove sarebbe stato trovato il cadavere di Loris”. 

Dunque, dopo oltre quattro anni dal caso che sconvolse, tutta l’Italia, vengono alla luce i motivi che scatenarono l’impeto omicida della madre: la resistenza mostrata dal bambino a recarsi a scuola. È chiaro che si tratta di verità cosiddetta giudiziaria, quella che gli inquirenti hanno potuto accertare sulla base di indagini a tutto campo. Perché non c’è mai stata una dichiarazione in tal senso di Veronica Panarello. Infine, si chiude un altro aspetto che ha tenuto banco sulla cronaca degli ultimi quattro anni: la preseunta complicità del suocero della Panarello, Andrea Stival. È stata la stessa donna a fare il suo nome, più volte. Secondo i giudici, “la chiamata in correità del suocero risulta assolutamente falsa” perché “Veronica ha agito da sola”.

CANE PRECIPITA PER 30 METRI IN UN DIRUPO: SALVATO DAGLI ANGELI DEL SOCCORSO ALPINO

Era uscito con la sua proprietaria per un’escursione lungo la Strada delle 52 Gallerie sulle Valli del Pasubio, in provincia di Vicenza, quando è caduto in un canalone profondo 30 metri. A salvare Slash – racconta Il Gazzettino – è stato il Soccorso alpino di Schio. Attorno alle 13 di sabato 5 gennaio il cane, 17 anni, si trovava a fianco della sua padrona e di altri suoi amici quando, all’altezza della diciannovesima galleria ha imboccato un tunnel laterale, attratto dalla luce ed è scomparso all’uscita che dà nei canali sottostanti. L’intervento straordinario per salvare Slash è stato attivato dopo che la proprietaria, disperata, ha chiesto aiuto al Soccorso alpino. 

Due soccorritori si sono portati all’inizio dei canaloni da sotto, altri tre hanno invece percorso il tunnel preso dal cane e, guidati anche dal suo abbaiare, dopo aver capito il punto in cui  si trovava lo hanno raggiunto dall’alto a una trentina di metri più in basso, dove era ruzzolato e da dove certamente non sarebbe più riuscito a risalire per la presenza di rocce molto scoscese e ripide. Slash si è fatto subito prendere in braccio dai soccorritori e con loro è tornato all’entrata del sentiero per essere restituito alla sua proprietaria, incredibilmente salvo, solo con qualche botta ed escoriazione. 

MATTEO SALVINI DENUNCIATO DAI POMPIERI: ECCO COS’HA FATTO

L’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco ha presentato per via amministrativa una denuncia contro il ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini. Il coordinatore nazionale Costantino Saporito ha scritto la lettera di denuncia indirizzata al ministro, al prefetto Bruno Frattasi capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco e al responsabile dell’ufficio Garanzia dei diritti sindacali. Al centro dell’esposto vi è l’abitudine del leader leghista di utilizzare per le proprie apparizioni pubbliche le divise, le giacche e altri indumenti di ordinanza di alcuni reparti della Polizia, della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco.

Nella lettura del rappresentante della USB, si configurerebbe il porto abusivo di divisa e troverebbe applicazione l’articolo 498 del Codice Penale:

 

“Chiunque fuori dei casi previsti dall’articolo 497-ter, abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929”. Spiega Saporito sul suo profilo Facebook:

“Facciamo ancora più chiarezza: è vietato indossare divise complete di gradi e mostrine che possano generare confusione e far sembrare che ci si trovi davvero davanti a un poliziotto o a un carabiniere o a un finanziere o corpi equiparati. Indossare semplicemente una maglietta senza gradi né stellette non è invece reato. Il ministro Salvini ha risolto il problema alla sua maniera: lui li ha indossati tutti, i giacconi, i giubbotti e le magliette che fanno tanto “sicurezza” nonché materiale di propaganda social”.

LUTTO NEL MONDO DEL CALCIO: È MORTO A SOLI 12 ANNI

Una terribile notizia ha sconvolto il mondo del calcio spagnolo ed europeo: all’età di 12 anni è morto Alex Parera, capitano della squadra “Infantil B”, ovvero la nostra Under 13, dell’EC Granollers, squadra catalana di terza divisione. Ancora sconosciute le cause che hanno provocato la morte del giovane calciatore che era stato ricoverato d’urgenza a Capodanno dopo essersi sentito male.

Il giovane era in coma indotto e da quel momento non si è più ripreso. Oggi è giunta la terribile notizia della morte. Questo è il comunicato ufficiale del club spagnolo: Alex Parerà ci ha lasciati stasera. Inviamo le più sincere condoglianze alla famiglia e agli amici in un momento così difficile. Il mondo del calcio ti ricorderà per sempre, Capitano. La tua stella brillerà eternamente di luce propria. Addio per sempre, piccolo. Riposa in pace. I social network e tutto il calcio catalano in questi ultimi giorni si erano stretti intorno al giovane calciatore, alla famiglia, al suo club, i Granollers.