Monthly Archives: Dicembre 2018

STRANGOLATA DAL MARITO: FEMMINICIDIO IN ITALIA

Marcello Tilloca, prima di costituirsi alle forze dell’ordine ha chiamato il suo legale: “Avvocato, ho ucciso mia moglie Michela”. Con estrema lucidità il 42enne che ieri ha ucciso strangolando, la moglie Michela Fiori nel loro appartamento ad Alghero, ha concordato con il proprio avvocato la confessione che di lì a poco avrebbe fatto alle autorità. Ieri sera Tilloca si è presentato in caserma dove ha raccontato i particolari del femminicidio che ha sconvolto la piccola comunità. 

“Ci stavamo separando” ha detto Tilloca prima ai militari che hanno verbalizzato la sua confessione e poi al magistrato Mario Leo. “Abbiamo discusso, l’ho strangolata con le mie mani”. Qualcuno nelle stesse ore della tragedia ha dovuto occuparsi dei due bimbi di 11 e 13 anni, rimasti ora senza mamma. La vittima, Michela Fiori, 40 anni, dipendente di una cooperativa  per l’assistenza domiciliare, da tempo aveva paura del marito. Solo venti giorni fa la quarantenne aveva contattato il centro antiviolenza per chiedere aiuto. 

Un aspetto, quello dei maltrattamenti domestici, che è posto al vaglio degli inquirenti insieme al profilo del Tilloca, reo confesso. Da quanto emerso, l’uomo non aveva un lavoro fisso, ma guadagnava piccole somme con lavoretti saltuari. A suo carico, ad oggi, c’è una denuncia sporta dalla povera Michela risalente a un mese fa riguardante una ‘tentata estorsione’. Tilloca, infatti, avrebbe cercato di estorcere la somma di 300 euro, rubando il cellulare al figlio e chiedendo la cifra per il ‘riscatto’ dell’oggetto a sua moglie. La donna, ignara che l’autore del piano fosse proprio il marito, era andata a sporgere denuncia.

TERRORE PER DUE CONIUGI ITALIANI: PICCHIATI E COSPARSI DI BENZINA

Una notte di terrore quella vissuta sabato scorso da una coppia di agricoltori della provincia di Brindisi. Marito e moglie, sono stati picchiati durante una rapina a mano armata compiuta nella loro abitazione rurale a Oria. Ancora sconosciuto il numero dei malviventi, probabilmente italiani, che hanno agito con il volto coperto. Sotto la minaccia di pistole e bastoni i ladri hanno picchiato l’uomo 58enne e la moglie di 45 anni per farsi consegnare denaro e oggetti di valore, che però non erano presenti in casa. Secondo la ricostruzione dei quotidiani locali, i due coniugi hanno vissuto almeno quaranta minuti di terrore prigionieri nella loro casa in provincia di Brindisi. Per convincere la coppia a consegnargli soldi e gioielli i ladri avrebbero gettato su di loro anche della benzina con la minaccia di dare fuoco. Quando hanno capito che i coniugi non avevano davvero nulla, hanno preso solo due anelli, sembra le fedi nuziali della coppia.

Secondo la ricostruzione dei quotidiani locali, i due coniugi hanno vissuto almeno quaranta minuti di terrore prigionieri nella loro casa in provincia di Brindisi. Per convincere la coppia a consegnargli soldi e gioielli i ladri avrebbero gettato su di loro anche della benzina con la minaccia di dare fuoco. Quando hanno capito che i coniugi non avevano davvero nulla, hanno preso solo due anelli, sembra le fedi nuziali della coppia. Mentre i banditi si sono allontanati a piedi facendo perdere le loro tracce, i coniugi, feriti e sotto shock, hanno raggiunto da soli il vicino ospedale di Francavilla Fontana. La donna è stata medicata e dimessa, il marito è stato invece ricoverato per le ferite riportate.

Sulla vicenda stanno indagando i Carabinieri di Francavilla Fontana e di Brindisi. Secondo il comandante della compagnia di Francavilla Fontana sabato sera nella casa di Oria hanno agito almeno tre persone e la rapina è stata alquanto efferata.  Purtroppo le vittime ricordano poco dei loro aggressori, che peraltro erano a volto coperto. Probabilmente la banda di ladri si è sbagliata: i malviventi sono entrati in una casa dove oggettivamente non c’era nulla di valore mentre il loro obiettivo era sicuramente un altro.

MIRACOLO DI NATALE: BIMBO SALVATO DOPO 12 ORE SOTTO LE MACERIE

Una felice notizia: un bambino di 5 anni è stato miracolosamente liberato dopo essere rimasto intrappolato in un’auto sepolta dalle macerie dello tsunami in Indonesia per 12 ore. Il piccolo Ali si è salvato grazie alle sue grida che i soccorritori hanno sentito provenire da sotto i detriti. Una volta liberato il piccolo è scoppiato a piangere aggrappandosi all’ufficiale che lo ha salvato. Non è chiaro se ci fosse qualcun altro in auto con Ali. Quasi trecento persone sono morte e almeno un migliaio hanno subito ferite dopo che la furia della natura si è abbattuta sulle isole di Java e Sumatra nella notte di sabato.

Nel frattempo Medici senza frontiere (Msf) nella circoscrizione di Pandeglang, uno dei più colpiti dallo tsunami, è presente con un team permanente che aiuta le autorità sanitarie locali nell’assistenza ai feriti e anche nel trattamento delle vittime (se ne contano 281, ma il numero sembra destinato a salire). Lo ha comunicato all’ANSA il direttore di Msf Indonesia, Daniel von Rège. Presente nella circoscrizione dalle prime ore dopo la sciagura, von Rège ha detto che la sua squadra assiste il personale sanitario indonesiano nell’assicurare che i feriti abbiano il corretto trattamento medico-sanitario nei centri di cura. Si occupa anche del controllo igienico e di profilassi, per evitare contagi e fornisce supporto materiale con medicinali, attrezzature e capi d’abbigliamento. 

NEONATO USTIONATO DALL’INFERMIERA DURANTE IL BAGNETTO: 50% DI USTIONI SUL CORPO

Dramma in una sala parto nel reparto di “Neonatologia” dell’azienda ospedaliera-universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. Dopo il parto, le operatrici come da prassi hanno effettuato il bagnetto a un neonato nato da poco. Qualcosa però è andato storto poichè il piccolo sin da subito, ha mostrato strane scottature sulla sua cura.

Inizialmente si era pensato a una semplice allergia, dopo una visita del chirurgo pediatrico è risultato, che il neonato aveva riportato ustioni sul 50% del corpo, provocate sicuramente dall’acqua troppo calda utilizzata durante il bagnetto. Il neonato è stato così trasferito al Cardarelli di Napoli, che è specializzato a trattare casi del genere. 

 La direzione generale ha avviato le procedure per individuare i responsabili e procedere alle eventuali sanzioni. “La responsabile di reparto ha chiamato per consulenza il chirurgo pediatrico – si legge in una nota dell’ospedalae – che, valutate le manifestazioni cutanee, ha ritenuto preferibile il trasferimento precauzionale presso la Tin dell’ospedale Cardarelli di Napoli al fine di garantire al piccolo la migliore assistenza possibile”.

Questa mattina la direttrice della Tin ha riferito personalmente al Direttore Generale Giuseppe Longo che le condizioni del bambino sono stabili, è in culla termica, respira autonomamente e si alimenta da solo.

Ha una ustione di grado II° che copre il 20 % del corpo ed interessa la parte alta degli arti inferiori ed i glutei. In mattinata sono state presentate le scuse alla famiglia a nome della Direzione Strategica e di tutta l’Azienda. “Non si tratta di un atto formale ma di un atto sostanziale: sono eventi che non dovrebbero mai capitare.

Purtroppo, invece, è capitato un errore umano – ha spiegato il DG Giuseppe Longo a Repubblica – il che significa che ci sono delle vere e proprie responsabilità. L’Azienda procederà in tempi molto rapidi ad individuare gli eventuali responsabili ed attivare la commissione disciplinare”.